Visione Artistica di Ivan Graziani

Ivan Graziani (1945–1997) è stato un artista poliedrico e innovativo, capace di unire musica e arti visive in una visione personale e fuori dagli schemni.

Ivan Graziani (Teramo,1945- Novafeltria,1997) è stato un artista dal talento indiscusso e un personaggio atipico, decisamente "avanti" rispetto ai suoi contemporanei. Estremamente versatile, è considerato un punto di riferimento nel panorama dei cantautori italiani, grazie alla sua capacità di creare un ponte tra la canzone d’autore e il rock. Sebbene abbia percorso una strada già ricca di grandi nomi come Battisti, Finardi, Bennato e Dalla, Ivan l’ha arricchita con la sua visione personale, senza mai sentirsi inferiore ai modelli anglosassoni e con un forte orgoglio per la tradizione e la provincia italiana dalla quale l’artista era originario. 

Pochi però conoscono il suo percorso nelle arti visive. Un personaggio così creativo non poteva esaurire la sua espressività in un’unica disciplina: oltre alla musica, ha sviluppato contemporaneamente quello che fu definito il suo “lato B”, cioè la sua attività come disegnatore. Le sue attitudini artistiche sono emerse fin da prima dell’adolescenza, con la batteria e il disegno come passioni parallele. Mentre frequentava l’Istituto d’arte perfezionava le tecniche artistiche, partecipava sempre di più al panorama musicale locale, debuttando discograficamente a diciotto anni.

Musica e arte

La sua carriera musicale è storia della musica italiana, con successi che affrontano temi attuali, tra cui “Firenze (canzone triste)”, “Maledette Malelingue”, “Lugano Addio”, “Agnese” e “Pigro”. In molte sue canzoni si trovano richiami al mondo dell’arte, a cui era molto legato.

Ad esempio, in “Firenze” Ivan usa la metafora della Venere di Botticelli per descrivere la bellezza eterea della donna a cui è dedicata la canzone, con la frase “Io sono nata da una conchiglia” proprio come viene rappresentata Venere all’interno del quadro. Ci sono anche riferimenti architettonici come il “Colosso toscano”, che può indicare qualcosa di imponente e immobile, simbolo di forza e tradizione, e il celebre “Ponte Vecchio”.

Un altro esempio è la canzone “Monna Lisa”, in cui Ivan Graziani si ispira ad un reale fatto di cronaca, il clamoroso furto della Gioconda, celeberrimo dipinto di Leonardo da Vinci che fu trafugato dal museo del Louvre di Parigi nell'agosto del 1911. 

Autore del furto fu l'italiano Vincenzo Peruggia, imbianchino e decoratore che aveva lavorato per diverso tempo all'interno del museo. Una mattina in cui il Louvre era chiuso al pubblico, l'uomo entrò indisturbato da un accesso riservato agli operai. Un'altra versione dei fatti (ancor più pittoresca) vuole che il Peruggia trascorse la notte rinchiuso in uno stanzino del museo, per poi agire nel momento più opportuno, in barba al custode.

Fatto sta che Peruggia uscì dal Louvre con la Gioconda sotto braccio, avvolta nel suo cappotto.

Le indagini coinvolsero un gran numero di persone, tra le quali Peruggia stesso: la polizia fece un sopralluogo nella sua abitazione ma, incredibilmente, l'ispettore non si accorse che proprio lì, sotto il tavolo sul quale stava firmando il verbale, c'era nascosto il quadro rubato.

Passarono due anni prima del ritrovamento: dopo aver trasferito l'opera in Italia, Peruggia contattò ingenuamente una galleria d'arte per farla esporre, finendo col farsi scoprire dalla polizia.

Peruggia, in realtà, non era spinto da motivi economici ma da un sentimento di patriottismo: egli era convinto che la Gioconda fosse stata sottratta all'Italia da Napoleone Bonaparte (cosa che è vera per altre opere d'arte, ma non per la Monna Lisa che arrivò in Francia per altre vie).

Pur rispettando in linea di massima i fatti storici del trafugamento, soprattutto riguardo all'intenzione del ladro, la canzone di Ivan Graziani si prende qualche piccola libertà: non è vero, ad esempio, che il custode sia stato colpito con una botta in testa.

Il suo sogno legato all’arte si concretizza anche nel diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Urbino e nello studio della scultura, anche se la musica rimane la sua esigenza fondamentale e la carriera di fumettista viene accantonata, pur senza perdere la passione per il disegno.

I due filoni artistici hanno sempre convissuto e spesso si sono sovrapposti: come l’arte entra nelle sue canzoni, le tematiche musicali si riflettono anche nei suoi schizzi, come quelli ispirati a “Firenze” o “Maledette Malelingue”, presentata a Sanremo nel 1994. A tal proposito Vincenzo Mollica scrive: “I suoi disegni vivevano con le sue canzoni come vasi comunicanti, si alimentavano della stessa fonte di emozioni”.

Tecnica artistica e personalità

Il mestiere di disegnatore attraeva Graziani perché gli permetteva di essere libero, a differenza del cantante che, secondo lui, “è sempre nelle mani di troppa gente”. Ivan amava la libertà e non amava scendere a patti con le ingerenze dei discografici, spesso rappresentati nei suoi disegni come figure mostruose, simbolo della sua ribellione.

Il suo percorso artistico è stato anticonformista e rispecchia la sua poliedrica personalità. Oltre a essere un ottimo compositore e chitarrista, era anche un valido fumettista e disegnatore. La sua ironia sfrontata e il suo spirito critico si riflettevano tanto nelle sue canzoni quanto negli schizzi, nei bozzetti e nelle vignette, spesso realizzati durante viaggi e tournée.

Molte delle sue opere sono inedite e provengono da quaderni di schizzi che aggiornava regolarmente. I suoi personaggi, dal taglio cinematografico, sono impegnati in situazioni di vita quotidiana. Il suo tratto a china varia dal più rotondo e acquerellato al più stilizzato e spigoloso, con una visione sempre grottesca e satirica.

Il genere prediletto era il ritratto, con cui indagava la psicologia e i tratti delle persone incontrate. Si dedicava anche alla vignettistica, creando personaggi come Gerardo, destinato a morire sempre a fine opera, e realizzando persino cartoni animati collaborando anche con riviste svedesi.

Collaborazioni e progetti

Poco prima di morire partecipò al progetto artistico “Cartelle di sogni”, un volume di suoi disegni inediti in collaborazione con Vincenzo Mollica e pubblicato dal Comune di Urbino. I soggetti includono autoritratti, figure alla Corto Maltese, donne felliniane e scene di vita quotidiana, spesso ispirati ai suoi brani più famosi.

Oltre a canzoni e disegni, Graziani ha realizzato il libro “Arcipelago Chieti”, un diario poetico e crudo sull’esperienza personale durante il servizio militare nel 1971. La casa editrice Tracce ha stampato il volume, mentre la stamperia Studio Calcografico Urbino ha realizzato cinquanta esemplari di un’incisione dell’artista intitolata “Volo Bellico”.

Ha scritto anche romanzi e commedie musicali, ma per sua volontà non ha mai voluto pubblicarli. Il manoscritto di “Novelle del Gran Sasso”, ritenuto di rara bellezza dalla moglie Anna, è purtroppo andato perduto dopo essere stato prestato a uno scrittore.

Ivan Graziani - Mostra Antologica

Sala Ipogea di Teramo

 

Presso la Sala Ipogea di Teramo situata a Piazza Giuseppe Garibaldi è presente un percorso espositivo dedicato all’artista teramano che ha saputo intrecciare abilmente musica, arte e visione in un linguaggio unico.

 

La mostra prevede la presentazione di foto d’epoca inerenti al percorso artistico di Ivan, fumetti ironici e di riflessione esistenziale realizzati da lui stesso, autoritratti, ritratti. Viene presentato un video inedito di uno dei suoi concerti,e si possono notare anche oggetti e vestiti di scena, teche contenenti riviste dell’epoca. Inoltre è presente un itinerario in cui sono presenti nudi artistici. 

Anche questa mostra è stata realizzata da Mariapaola Lupo e Francesco Colafella.

 

 L’inaugurazione si è tenuta il giorno dell’ottantesimo compleanno del cantante e sarà disponibile al pubblico fino al 6 gennaio 2026. L’ingresso è libero.

 

Gli orari autunnali sono i seguenti:

Dal Martedì alla Domenica: 10:00-13:00 / 15:00-18:00